Chiusura anticipata della caccia alla lepre negli ATC provinciali ed alla pernice rossa nell’ATC PC 3

Con la presente si comunica che il Servizio Territoriale Agricoltura Caccia e Pesca di Piacenza, con provvedimento assunto in data odierna, ha disposto la chiusura anticipata del prelievo della lepre in tutti gli ATC piacentini in cui ancora era consentita. Anche in questo caso Il provvedimento è stato preso a seguito dei monitoraggi effettuati dagli ATC in questione, da cui è emerso da un lato come i livelli delle popolazioni di lepre fossero divenuti esigui per sostenere ulteriori prelievi, dall’altro come i quantitativi programmati di animali cacciabili fossero stati ormai raggiunti. Per i motivi sopra esposti, negli ATC piacentini PC 5, PC 6, PC 7, PC 8, PC 9, PC 10, PC 11, il prelievo di lepre sarà vietato a partire da lunedì 23 novembre p.v. (ultimo giorno utile domenica 22 novembre). Sarà comunque possibile l’addestramento dei cani, previa annotazione della giornata sul tesserino venatorio, come da disposizioni del calendario venatorio regionale. La presente chiusura si aggiunge a quelle già operate da parte degli ATC PC 1; PC 2; PC 3 e PC 4 per motivazioni analoghe. Da lunedì 23 pertanto non sarà più possibile cacciare la lepre in nessuno degli ATC provinciali. Dalla stessa data sarà vietata anche al caccia alla pernice rossa nell’ATC PC 3, che comprende i comuni di Vigolzone, Travo e Rivergaro. In questo caso l’andamento della rendicontazione del prelievo ha fatto ritenere all’ATC competente, una presenza di questa specie largamente al di sotto delle aspettative, imponendo uno stop immediato all’attività per evitare di pregiudicare ulteriormente le popolazioni presenti. Si prega di dare alla presente la massima diffusione.

(fonte: UFFICIO STAMPA PROVINCIALE ANUUMIGRATORISTI)

Quesiti – Lettere – Risposte, relative pandemia Covid-19 – Emilia-Romagna zona arancione e attività venatoria e piani di controllo

(UFFICIO STAMPA REGIONALE ANUU EMILIA-ROMAGNA)

PANDEMIA DA COVID-19 – SQUADRE DI BRACCATA AL CINGHIALE IN EMILIA-ROMAGNA

In data 6 novembre 2020 la Sezione Regionale ANUU Emilia-Romagna ha inviato la seguente lettera all’ Assessorato all’Agricoltura e Agroalimentare, Caccia e Pesca e al Servizio Attività Faunistico Venatorie e Pesca della Regione Emilia-Romagna:

” Le ripercussioni della pandemia di COVID-19 su tutte le attività dell’uomo, come tutti ben sappiamo, sono molto elevate. Dette ripercussioni, oltre gli altri settori, riguardano anche il settore l’attività venatoria, coloro che ne risentono maggiormente sono le Squadre di braccata, attualmente per esercitare la caccia con la braccata al cinghiale occorre la presenza minima di almeno 15 cacciatori membri iscritti alla squadra. Le giuste normative emanate a livello nazionale e regionale mirate per contrastare e contenere la diffusione del Covid-19, relative agli spostamenti delle persone, limitano fortemente l’attività di caccia delle Squadre di battuta o braccata al cinghiale, diverse Squadre che hanno una buona parte di componenti provenienti da zone (es: per quanto riguarda la provincia di Piacenza, cacciatori iscritti alle Squadre provenienti dalla Lombardia) da cui non è consentito spostarsi, diverse Squadre hanno difficoltà notevoli a raggiungere il numero di presenza minima di 15 membri, e ultimamente è accaduto che alcune Squadre per mancanza del numero minimo consentito non hanno potuto esercitare la caccia al cinghiale. Considerato l’evolversi della pandemia, a tutela della salute pubblica non è da escludersi che prossimamente possa essere limitato lo spostamento di persone anche in altre zone. Considerando che la specie cinghiale è in continuo aumento esponenziale, e del permanente aumento dei danni alle coltivazioni agricole e degli incidenti stradali in taluni casi anche mortali (es: incidente mortale accaduto ad Alseno (PC) il 4-11-2020), visto che la specie cinghiale è anche veicolo di diffusione di malattie (es: peste suina africana PSA e altre malattie) che potrebbero colpire anche gli allevamenti di suini presenti sul territorio causando perdite economiche aggravate anche dall’interruzione del commercio internazionale di animali e carne. Alla luce di quanto sopra esposto si chiede di derogare alla norma che prevede che nelle Squadre che effettuano le braccate o le battute occorre la presenza di almeno 15 membri, abbassando il numero minimo a 10 membri, in modo da dare la possibilità ai Capo Squadra di continuare ad effettuare le braccate per la caccia al cinghiale così facendo si potrebbe contribuire ad un maggiore controllo della specie cinghiale, con riduzione dei danni alle coltivazioni agricole, degli incidenti stradali e poter consentire un maggiore monitoraggio sanitario. Rimanendo in attesa di Vostre determinazioni in merito porge Cordiali Saluti. “

(UFFICIO STAMPA REGIONALE ANUU EMILIA-ROMAGNA)

PESTE SUINA AFRICANA Blocchiamo insieme l’avanzare della malattia

La peste suina africana (PSA) è una malattia virale mortale per i suini e cinghiali per la quale non esiste cura o vaccino e con effetti devastanti certi sull’economia italiana (sotto brochure Regione Emilia Romagna)

PER UNA “MANCIATA” DI WATT. L’ENERGIA RINNOVABILE NON SEMPRE HA EFFETTI POSITIVI PER L’AMBIENTE.

Alpicella d’Aveto (GE), sullo sfondo i monti Penna e Aiona.
(foto di: Franco Luigi Mazza)
Alpicella d’Aveto (GE), sullo sfondo i monti Maggiorasca e Tomarlo
(foto di: Franco Luigi Mazza)

Molto spesso il “sacrificio ambientale” non ha alcuna reale utilità per la collettività; questo accade anche per l’energia idroelettrica considerata storicamente fra le più pulite e affidabili. Abbiamo appreso che una società proveniente da un’altra regione avrebbe intenzione di costruire una centralina idroelettrica sul torrente “Canneto”, sotto il paese di Alpicella, nelle adiacenze del Parco dell’Aveto. Il paese di Alpicella è situato nel comune di Santo Stefano d’Aveto (Genova) su una sella posta in mezzo a due torrenti, il torrente “Canneto” e il torrente “Lovaria”. Il Canneto nasce alle pendici del Monte Maggiorasca e del Monte Tomarlo e sfocia nel torrente Gramizza che fa parte del bacino dell’Aveto. Si tratta di un ambiente fluviale ricco di biodiversità, popolato da una propria comunità di organismi vegetali, animali, avifauna, rettili e anfibi, il quale ha aspetti fondamentali soprattutto per quanto riguarda l’aspetto dell’avifauna e quello ittico. Nel predetto torrente si riproducono ancora gli ultimi esemplari autoctoni di trota fario e di gambero di fiume. Inoltre nell’ areale del predetto torrente sono anche presenti: natrici dal collare, salamandre, tritoni alpestri, martin pescatori e merli acquaioli. Nel “Canneto” e relative sorgenti e affluenti sono già attive cinque captazioni di acqua, una a scopo energetico, una a scopo irriguo e tre acquedotti ad uso civile, riducendo nel predetto torrente il deflusso dell’acqua al minimo vitale. La costruzione di questa nuova centralina rischierebbe di prosciugare il predetto torrente, già ridotto ad un rigagnolo per le captazioni idriche già presenti, rischiando di distruggere tutto l’ecosistema, con il rischio di causare l’impoverimento della falda acquifera. A nostro avviso il “sacrificio ambientale” non avrebbe alcuna utilità per la gente del posto, l’utile annuo derivato dalla centralina di certo non andrebbe a beneficio di chi vive in quei luoghi. Sarebbe più utile creare una riserva di pesca, che contribuirebbe a conservare l’ambiente e il cui ricavato potrebbe essere utilizzato per ripristini e miglioramenti ambientali a beneficio di tutti residenti e turisti. Inoltre ciò incrementerebbe il turismo con notevole beneficio per la popolazione residente: agricoltori, albergatori, esercizi commerciali, bar e ristoranti, contribuendo così a creare nuove opportunità di lavoro per le persone della zona. Di riflesso ne trarrebbero beneficio anche le aziende agricole che producono prodotti tipici locali. Pensiamo che tutto questo valga molto di più di una “manciata” di watt. Della costruzione della centralina, gli abitanti di Alpicella, ne hanno appreso quando il Consorzio Rurale di Alpicella ha chiesto alla Regione Liguria la concessione di derivazione idrica del torrente “Canneto” per il ripristino dell’antico mulino “Fratelli De Vincenzi”, costruito nel 1906. Alla richiesta la Regione Liguria rispondeva che non era possibile concedere la derivazione idrica perché una società aveva già presentato il progetto per la captazione di acqua a fini energetici, solo allora gli abitanti del posto e i proprietari dei terreni hanno appreso della costruzione della predetta centralina. Si precisa che il mulino “De Vincenzi” dal 1906, anno di costruzione, fino a circa l’anno 2000, ha sempre provveduto alla macinazione dei cereali “con macine costruite con pietra del posto” per gli abitanti della frazione di Alpicella e paesi limitrofi. L’obiettivo del Consorzio Rurale di Alpicella era quello di rimettere in funzione il predetto mulino sia per poter macinare i cereali ancora come una volta e sia a scopi didattici (visite didattiche), con l’obiettivo principale di incrementare il turismo. La predetta centralina di media produrrebbe 49.9 KW/h, (considerando che mediamente un’abitazione ha a disposizione una potenza di KW/h 3,3), la produzione di detta centralina potrebbe assicurare l’energia elettrica a circa 15 utenze. Ci poniamo una domanda, vista l’esigua produzione di energia, la società costruttrice quanto tempo impiegherebbe ad ammortizzare tutte le spese di costruzione, gestione ecc.? Ci auguriamo che gli Enti preposti, prima di concedere l’autorizzazione alla costruzione, facciano gli opportuni studi e valutazioni anche di impatto ambientale. In modo particolare tutti gli aspetti legati alla realizzazione del progetto soprattutto in relazione agli aspetti ambientali per la salvaguardia delle acque. Speriamo altresì che siano approfondite tutte le problematiche legate alla realizzazione della predetta centralina con gli abitanti di Alpicella.

Molino F.lli De Vincenzi , costruito nel 1906 e tuttora funzionante, ma non utilizzabile per mancanza della concessione di derivazione idrica.
(foto di: Franco Luigi Mazza)
Molino F.lli De Vincenzi , particolari della ruota
(foto di: Franco Luigi Mazza)
Interno di un vecchio del rio “Canneto”
(foto di: Franco Luigi Mazza)
Inaugurazione 7 ottobre 1924 della centrale idroelettrica Società Val Gramizza – sita nel torrente”Canneto” ad Alpicella (forniva energia elettrica a circa dieci paesi della Val Gramizza)
Vecchia centrale idroelettrica sita ad Alpicella rio “Canneto”- foto anno 2010
(foto di: Franco Luigi Mazza)

Dinamo navale utilizzata nella vecchia centrale idroelettrica di Alpicella – TECNOMASIO ITALIANO – BROWN BOVERI DI MILANO– che già all’epoca, a 750 giri/minuto aveva una potenza di 50 KW/h e produceva corrente continua a 240 Volt – foto anno 2010
(foto di: Franco Luigi Mazza)
Vecchia centrale di Alpicella ristrutturata e attualmente funzionante.
(foto gentile concessione di: Donato De Vincenzi)
Centrale di Alpicella ristrutturata e attualmente funzionante (in alto). Punto di costruzione delle opere di presa e partenza della condotta forzata (del diametro di 35 cm) della nuova centralina in costruzione (in basso dopo il ponte) . Detto punto di presa sarebbe costruito a circa 30 mt dal punto di rilascio delle acque della centrale già in funzione.
(foto gentile concessione di: Donato De Vincenzi)
Molino “Focacci” situato nei pressi della foce del rio “Canneto” nel “Gramizza” (dove nei pressi dovrebbe sorgere la nuova centralina) utilizzato nel corso del 1900 dagli abitanti del paese di Amborzasco. Acquistato e ristrutturato dalla Fam. Del Buono
(foto di: Franco Luigi Mazza)

(fonte: UFFICIO STAMPA PROVINCIALE ANUUMIGRATORISTI)