ANUU EMILIA-ROMAGNA: “Pari dignità per le forme di caccia al cinghiale che devono convivere tra loro senza entrare in conflitto. La caccia alla migratoria e alla stanziale, in particolare la lepre, vantano una dignità venatoria antichissima e vanno tutelate.”

Ultimamente, in Emilia-Romagna, si sta discutendo di caccia collettiva, di prelievo selettivo, di piani di controllo del cinghiale e problematiche correlate. Abbiamo appreso dai media che è iniziata una polemica, sul contenimento del cinghiale, verso la Regione Emilia-Romagna; pare, infatti, che sia stata inoltrata al Presidente della Regione un’istanza tendente all’annullamento dell’attuale piano regionale per la caccia di selezione al cinghiale. A nostro avviso tali risoluzioni servono solo a dividere i cacciatori e non ad unirli. Riteniamo che sia giusto utilizzare per il prelievo del cinghiale, oltre alla caccia collettiva con il metodo della braccata, esercitata da quasi quarant’anni e ormai entrata nella tradizione, anche il metodo della girata e la caccia di selezione. Pensiamo che le tre forme di caccia debbano convivere e siano tutte valide perché hanno caratteristiche e specifiche diverse e non devono entrare in conflitto fra di loro.

  1. La caccia al cinghiale con il metodo della braccata, caccia tradizionale per eccellenza ormai praticata in Emilia-Romagna da circa quarant’anni, oltre al pregio di essere vocata per ambienti vasti e boscati, svolge una funzione sociale e aggregante e può essere esercitata a tutte le età. Coloro che, per ragioni di età o di salute, non riescono più a seguire i cani da ferma o da seguita per chilometri, possono continuare a vivere la passione venatoria occupando le poste, indispensabili per l’esercizio di tale forma di caccia. Dunque, cacciatori, ancora appassionati, hanno la possibilità di trascorrere una giornata tra amici e compagni di caccia; è sufficiente organizzare le poste con sagacia e riservare ad ognuno la zona più idonea e adeguata alle proprie condizioni fisiche. Il fattore aggregante, e la profonda conoscenza delle zone di caccia, si è rivelato, poi, essenziale in occasioni socialmente utili, come la ricerca di persone scomparse, il controllo del territorio, la segnalazione di incendi boschivi etc., oltre alla pulizia dell’ambiente, la risistemazione dei transiti boschivi e l’organizzazione di manifestazioni, il cui ricavato viene devoluto in beneficenza;
  2. La caccia al cinghiale con il metodo della girata, oltre al pregio di essere più adeguata agli ambienti meno ampi, dove la braccata sarebbe troppo “impattante”, rappresenta metodologia di caccia ideale nei territori più urbanizzati e nelle zone protette; svolge, ugualmente, una funzione sociale e di aggregazione come la braccata. Per sua specifica, consente di operare un prelievo assimilabile al prelievo selettivo e si inserisce meglio in un contesto gestionale della specie. La possibilità, maggiore, di operare il prelievo, distinguendo classe di sesso e di età, attenua il rischio della disgregazione dei branchi e il conseguente aumento dei danni riconducibili alla specie;
  3. La caccia al cinghiale con il metodo della selezione, è un tipo di caccia che può essere effettuata in tutti i territori, ma in modo particolare si presta a quelle zone dove non può né essere effettuata la caccia con il metodo della braccata e della girata, nelle immediate adiacenze dei centri abitati, strade, ferrovie, oppure zone coltivate anche con coltivazioni anche di pregio, dove i cani e più persone e automezzi potrebbero compromettere la sicurezza delle persone e le coltivazioni. La caccia di selezione ha anche il pregio di dare l’opportunità al cacciatore di accertare, con certezza, la classe d’età e il sesso dell’animale prima dell’abbattimento. Il diritto ad esercitare la caccia di selezione dovrebbe essere determinato da una graduatoria di merito che tenga conto dell’impegno dato da ogni cacciatore in attività gestionali (prevenzione, interventi ambientali e qualunque attività venga richiesta dall’ATC) tali attività rese obbligatorie, dovrebbero essere indicate nei regolamenti degli ATC.

Alla luce delle considerazioni esposte, riteniamo che le tre diverse modalità venatorie di prelievo del cinghiale possano convivere e vadano tutelate con pari dignità. Ancor più in considerazione dei conseguenti danni e incidenti causati. Enti e Associazioni che contribuiscono alla gestione venatoria sul territorio devono agire in modo da unire i cacciatori e non dividerli. Ricordiamo, che stando a quanto riferito dai competenti Uffici Regionali, gli Ambiti Territoriali di Caccia si dovrebbero dotare al proprio interno di Regolamenti idonei a garantire un corretto equilibrio fra le forme di caccia, gli ATC sono i soggetti gestori di un bene pubblico e pertanto responsabili del raggiungimento degli obiettivi previsti, di organizzare al meglio la distribuzione del prelievo nelle diverse forme di caccia e nei diversi periodi a seconda della necessità. La notizia che in Emilia-Romagna si stia formando un Coordinamento delle Squadre di Braccata, al fine di partecipare alla gestione del territorio, a stretto contatto con gli ATC, va considerata con favore, soprattutto se, oltre a promuovere e tutelare la caccia al cinghiale nella modalità della braccata, sarà favorevole anche alle altre forme di caccia quali la girata e il prelievo selettivo. Pertanto noi, pur avendo richiesto un incontro preliminare con detto Coordinamento per meglio conoscere i loro programmi e i reali obiettivi, non abbiamo alcun problema partecipare a tavoli di discussione unitamente a detto Coordinamento. La collaborazione, la pluralità e il confronto delle idee, contribuiranno ad affrontare e risolvere più adeguatamente le problematiche in essere. E non come coloro che organizzano dibattiti per trattare i vari argomenti relativi alla specie cinghiale, fanno pubblicare un articolo su un quotidiano locale dicendo di aver invitato tutti i Presidenti della Associazioni Venatorie quando questo non corrisponde a verità. O si tratta di una dimenticanza o è una cosa fatta di proposito per paura di un confronto che magari farebbe riflettere le persone. In provincia di Piacenza nella stagione venatoria 2017/2018 sono stati abbattuti 3.284 cinghiali, nella stagione 2018/2019 sono stati abbattuti 2.232 cinghiali, circa 1.000 in meno. Noi alla luce di ciò poniamo le seguenti domande: Un caso perché i cinghiali erano migrati altrove? Oppure un calo delle popolazioni? Quali cause? Speriamo che chi di dovere e soprattutto i tecnici faunistici degli ATC si siano posti il problema e ci diano una risposta certa.

La Regione con la nota PG/2019/0616159 del 26/07/2019 indirizzata alle Associazioni Venatorie e Agricole, ha precisato, tra l’altro, che:

  • Il Piano faunistico si pone l’obiettivo di definire un equilibrio tra la densità della fauna selvatica presente sul territorio ed entità dei danni provocati da alcune specie particolarmente impattanti sulle attività agricole;
  • Pertanto gli obiettivi di caccia alla specie cinghiale sono stati definiti sulla base al danno economico per chilometro quadrato ed è stata attribuita agli ATC una grande responsabilità con significativi livelli di autonomia – nella definizione, all’interno dei propri Regolamenti, delle modalità necessarie per garantire il corretto equilibrio tra le forme di caccia collettiva e quella di selezione;
  • Nei distretti che rientrano nella soglia di danno indicata dal Piano, definiti “virtuosi”, la gestione attuata non necessita di cambiamenti;
  • Nei distretti definiti “non virtuosi”, la gestione dovrà intervenire in maniera incisiva per la risoluzione dei problemi e il prelievo dovrà avvenire senza limiti numerici e senza quote proporzionali di distribuzione tra prelievo in caccia collettiva e in caccia di selezione e deve essere finalizzato alla riduzione della popolazione presente; 
  • Per i distretti “non virtuosi”, nei quali il danno reale ha superato la soglia stabilita dal Piano faunistico, i capi proposti non sono stati suddivisi in caccia di selezione e collettiva e questo per consentire all’ATC, soggetto gestore di un bene pubblico e responsabile del raggiungimento degli obiettivi previsti dal Piano stesso, di organizzare al meglio la distribuzione del prelievo nelle diverse forme di caccia e nei diversi periodi a seconda della necessità; 
  • Quanto alla caccia di selezione, il Piano faunistico prevede, coerentemente con quanto previsto dal Regolamento regionale sulla gestione degli ungulati, che la caccia di selezione al cinghiale debba essere esercitata da tutti i cacciatori di selezione appartenenti al distretto aventi diritto. Anche per il cinghiale, come per tutte le altre specie di ungulati, il diritto ad esercitare la caccia di selezione viene determinato dall’impegno profuso in attività gestionali (prevenzione, interventi ambientali e qualunque attività venga richiesta dall’ATC) e tali attività obbligatorie, così come il loro “peso” devono essere indicate nel regolamento di ciascun ATC. Ai cacciatori di selezione che ne fanno richiesta e che si rendono disponibili a svolgere attività gestionali l’ATC non può negare il diritto di esercitare la propria attività.

Alla luce di quanto sopra speriamo che gli ATC attuino quanto previsto dalla Regione, con l’obiettivo primario di ridurre a livelli accettabili i danni alle coltivazioni agricole (in primis con la prevenzione) e far sì che siano valorizzate tutte le forme di caccia. Con l’occasione vogliamo ricordare che non esiste solo la caccia agli ungulati, compresa quella al cinghiale; la tradizione di caccia alla migratoria e alla stanziale, in particolare la lepre, vanta dignità venatoria antichissima e va tutelata! Auspichiamo, altresì, che i Consigli Direttivi, non ancora rinnovati, lo siano al più presto. Speriamo che vi sia un cambio generazionale, connotato da preparazione e abnegazione, a tutela degli interessi degli agricoltori (senza agricoltura non vi è caccia) e di tutti i cacciatori senza distinzione di tessere o di appartenenza associativa: unire e non dividere. Mai, come in questo periodo, i cacciatori hanno bisogno di unità per meglio far sentire la propria voce. Ricordiamo che senza la caccia e i cacciatori non vi sarà beneficio, al contrario peggiori saranno le conseguenze per l’ambiente, maggiori i danni per l’agricoltura. Per delucidazioni e la consultazione degli “speciali” sul controllo delle specie opportuniste nonché sulla gestione della lepre ed altre specie oggetto di prelievo venatorio, con proposte e osservazioni agli ATC piacentini su caccia generalista e caccia per specie, pubblicati diverso tempo fa,  potrete collegarvi al sito http://www.anuu-piacenza.it/ .

Piacenza, 09 agosto 2019

(fonte: UFFICIO STAMPA REGIONALE ANUU EMILIA-ROMAGNA)

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